Open Studi Aperti 2026: le 3 domande di Lakhiani e il futuro dell'architettura
Aggiornamento: 9 ore fa
OPEN 2026 organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti ha trovato spazio a Brescia presso la sede dell'Ordine. Nell'occasione vari incontri e momenti di confronto generazionale hanno alimentato il dibattito tra professionisti.

L’edizione di Open Studi Aperti 2026 a Brescia ha messo in luce una complicazione strutturale che attraversa l'intero comparto professionale: la crescente polarizzazione tra la gestione della quotidiana pratica professionale e l'incalzare delle tecnologie digitali. Troppo spesso l'architetto vive la condizione dell'autore solitario che, in assenza di una direzione chiara, si trova trasportato tra emergenze burocratiche, scadenze di cantiere e la rincorsa alla dotazione di tecnologie moderne per sentirsi contemporaneo e adeguato. Mettere attorno allo stesso tavolo l’esperienza pragmatica dei professionisti maturi e la carica propulsiva dei neoiscritti ha permesso di ritrovare quella tensione poetica a cui ogni progettista aspira. Gli incontri del 9 e 10 ottobre presso l'Ordine degli Architetti di Brescia hanno così offerto l'opportunità di interrogarsi non soltanto su ciò che progettiamo, ma su chi stiamo diventando come persone, professionisti e imprese.
L'adozione di una prospettiva strategica fondata sul sogno e sulla visualizzazione dell'architettura ideale guida la trasformazione reale della nostra professione. Rispetto all'approccio puramente descrittivo di opere già realizzate, l'analisi condotta attraverso le 3 Main Questions di Vishen Lakhiani offre uno strumento di autoconsapevolezza clinica capace di orientare le scelte di governance dello studio, la gestione della committenza e l'organizzazione del tempo di lavoro. Le decisioni aziendali cessano di essere posizioni subite passivamente e diventano l'atto di volontà diretta per raggiungere obiettivi d'impresa ben figurati e concreti.
1. Esperienze: la definizione visiva e concreta del proprio futuro
La prima domanda riguarda la definizione delle esperienze che vogliamo vivere personalmente. Costituisce lo stimolo a selezionare situazioni e contesti allineati ai nostri interessi, alle passioni e al nostro coinvolgimento emotivo. L'esperienza è l'attività primaria che genera motivazione quotidiana ed entusiasmo per il raggiungimento del risultato.
La vera sfida metodologica consiste nel rappresentare i propri sogni attraverso immagini ed esperienze specifiche, vivide e trasparenti. Progettare mentalmente l'infrastruttura del proprio studio, la tipologia dei progetti sul tavolo, la qualità delle relazioni con i collaboratori, i committenti e la famiglia permette di attivare un esercizio di focalizzazione dinamica. Attraverso questa disciplina di visualizzazione e di allineamento, le esperienze ideali, nel mio caso ad esempio la realizzazione dello Studio Mobile operativo immerso nella natura, trovano una progressiva e concreta declinazione nella realtà quotidiana d'impresa.

2. Crescita: la consapevolezza delle competenze e l'innovazione guidata
La seconda domanda attiene all'evoluzione delle conoscenze e delle competenze personali. Richiede un'analisi sincera del proprio stato operativo per individuare ciò che ancora non si conosce ma che si intende padroneggiare per guidare lo sviluppo dello studio ed allo sviluppo della vita in generale.
Pianificare il futuro prossimo significa riservare tempo e risorse alla formazione specialistica, all'acquisizione di abilitazioni aggiuntive e alla qualificazione necessaria per accedere a nuovi mercati o modalità di lavoro. Acquisire nuove competenze per crescere consapevolmente nel contesto famigliare, o sociale. L'integrazione di competenze linguistiche per operare su contesti internazionali ad esempio o la capacità d'addestrare agenti di Intelligenza Artificiale per l'automatizzazione dei passaggi progettuali potrebbe amplificare le capacità di sintesi del progettista loberando spazio/tempo per altre attività o nuovi ingaggi. Rinunciare all'approfondimento delle nuove tecnologie limita la realizzazione dei propri obiettivi di sviluppo; al contrario, governare l'innovazione permette di accelerare la messa a terra della propria visione.
3. Contributo: la restituzione di valore al territorio e alla comunità
La terza domanda riguarda l’eredità e i valori che intendiamo restituire alla comunità e al territorio. Per l'architetto che interagisce con il paesaggio e definisce le modalità d'uso degli spazi, il contributo rappresenta un fattore d'impatto dominante e noto. Offrire competenza, tempo e dedizione a una causa costituisce un atto di responsabilità sociale e di valorizzazione patrimoniale importante.
Il contributo innalza l'energia organizzativa, riempie di soddisfazione il percorso professionale e permette il concretizzarsi di progetti più ampi rispetto alla dimensione del singolo.
In conclusione, rispondere alle tre domande di Lakhiani non è un semplice esercizio d'aula, ma la strutturazione rigorosa del nostro futuro, del sogno di ciascuno di noi. Lo sforzo mentale di formalizzazione e la focalizzazione inconscia indirizzano le decisioni quotidiane verso la realizzazione delle migliori intenzioni d'impresa, dimostrando — come sintetizzava la visione di Walt Disney — che ogni grande architettura d'impresa nasce da uno schizzo programmatico e visionario capace di farsi materia solida: "Se lo puoi immaginare lo puoi fare!"
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